Il viaggio non è cominciato benissimo.
All'areoporto di Fiumicino c'era aria di tempesta: cielo nero, vento da portare via e odore di pioggia. Inoltre il volo con Windget si è portato 1 ora e mezzo di ritardo (ci avevano già avvertito...) "causa maltempo a Catania" dicevano loro, causa minchionaggine loro, dicevano i parenti di Catania dei siciliani che aspettavano il volo con noi.
L'attesa è stata un po' snervante, anche a causa delle sedie scomodissime e del caldo asfissiante (mi sono ridotta a lavarmi a pezzi nel lavandino dei bagni dell'areoporto...).
Finalmente io e Lea riusciamo a imbarcarci e alle 18:30 partiamo. All'areoporto ci aspettano Titti e suo padre che ci portano ad Augusta, la prima tappa del nostro viaggio.
Ad Augusta abbiamo fatto sopratutto mare, sugli scogli ovviamente, al Faro.

Al Faro abbiamo anche mangiato le "schiacciate", pizze in miniatura divisa a metà e imbottita con ogni tipo di condimento desiderato.
Il cibo, a dire il vero, è stato una costante per tutto il viaggio, che più che una vacanza, è stata una settimana all'ingrasso: la mamma di Titti ci ha cucinato pasta allo scoglio, gamberoni, pollo arrosto, patate fritte, ancora pesce e ogni genere di cose buone. E ovviamente sono scappate un paio di sere in pizzeria.
Il secondo giorno di permanenza, abbiamo fatto anche un giro in barca e siamo arrivate alle "Acque Verdi", un punto sotto la scogliera dove si arriva solo dal mare e dove l'acqua è, per l'appunto, verde e il fondo di sabbia bianchissima.

Di sera ci siamo spostate anche a Brucoli, un paseino di mare carinissimo e più turistico dove la cosa che mi ha colpito di più, sono stati i dipinti che decoravano le mura delle case.Titti mi ha spiegato che l'autore, Vittorio Ribaudo, si fa pagare solo i colori per realizzarli e che ha fatto un accordo con la Rai che s'impegna a fare un servizio su Brucoli una volta che lui avrà realizzato tot numero di dipinti murali.

Ad Augusta ho passato 4 giorni, ospitata dalla deliziosa famiglia di Titti, soffrendo per il caldo atroce al quale non sono abituata (abbiamo toccato i 40°) e che mi ha causato problemi di varia natura XP.
Lunedì mattina sono partita con il treno per Giarre-Riposto e alla stazione mi è venuta a prendere Licia, per portarmi a casa sua, a Nunziata, nell'etneo.
Anche qui l'accoglienza è stata calorosa, le persone gentilissime e le razioni di cibo triplicate!La vista da casa di Licia lascia senza parole: da una parte l'Etna

dall'altra il mare

Oltre alla vista, la sua terrazza enorme offriva altre delizie: ad esempio il profumo dei pomodorni lasciati a seccare da sua madre sulla spianatoia

o attimi di pace durante i quali prendevo "un po' di fresco" e ascoltavo un po' di musica.

Il 28 mattina siamo partiti motorizzati (io in vespa con Tri Tri ^__^) alla volta delle Gole dell'Alcantara, che si trovano nel territorio di Rocca Camastra, per la precisione a Francavilla.
La cosa "curiosa" da notare è che, oltre all'enorme e vistosissimo ingresso principale A PAGAMENTO, poco più sopra ce n'è un altro comunale, assoluamente GRATUTITO e abbastanza nascoto, che ovviamente i turisti non arrivano quasi mai a vedere (per fortuna che c'è Ale che queste cose le sa ^__^)Le Gole sono uno spettacolo potente e suggestivo, anche se appena ho messo piede nel fiume ho rischiato l'assideramento.

Allora abbiamo sciacquettato per un po', seduti nell'acqua ghiacciata, e gradualmente sono pure riuscita a immergermi del tutto (anche se per un nano secondo)!

Dopo una serie di bagnetti rigeneranti e il meritato riposo stesi al sole come lucertole, ci siamo preoccupati del cibo: abbiamo mangiato appena fuori l'ingresso, in un locale a conduzione familiare con il gestore un po' nevrotico (lo sentivamo urlare contro il cuoco in cucina). Ci siamo concessi una pasta alla norma non proprio saporitissima né economica, ma genuina.Il passo successivo, è stato salire verso un altro punto del fiume, più sopra rispetto alle Gole di Alcantara: un paesaggio primordiale fatto di roccia lavica scavata dall'acqua e fitta vegetazione.

Io e Ale, armati di macchina fotografica, ci siamo fatti una passeggiata lungo la ripida riva del fiume, a piedi scalzi per non scivolare sulla pietra liscia. Come ha detto lui, sembravamo davvero tornati uomini primitivi.

Siamo rimasti lì per qualche ora, a goderci la solitudine e la frescura dell'acqua, che era ancora più fredda di quella delle Gole.
Dopo cena, mi hanno portato in un posto che posso ben dire "del cazzo" ^__^! Il luogo in questione è infatti il Caffè Bar Turrisi, un locale a Castelmola (ME) arredato interamente con peni, statuette di Priapo e simili.

Devo ammettere che anche il menù faceva la sua porca figura

Qui ho assaggiato il vino alle mandorle, un prodotto tipico di lì che assomiglia un po' al nostro vinsanto e che mi è piaciuto molto.
Serata carina, momenti imbarazzanti a parte...

Licia mi ha obbligato a fare una foto accanto a questa statuetta e, quando alcuni avventori hanno visto la scena, compreso il mio evidente imbarazzo, hanno cominciato a gridarmi: "Noooo!!! Lo devi toccare, se no porta male! Se poi lo sfreghi, è meglio!". Questa va ad aggiungersi alla mia collezione di figure di merda...
Il 29, l'ultimo giorno di permanenza, siamo andati a Santa Maria la Scala, a fare un po' di mare sugli scogli. Abbiamo mangiato in una specie di barettino a conduzione familiare (nonna, madre e figlia) dove tutto quello che veniva servito era stato cucinato dalla proprietaria. Lì non esiste menù, c'è quello che la signora ha preparato e a noi è "toccata" una parmigiana da leccarsi i baffi, alla quale ho aggiunto, come dessert, una granita alla mandorla macchiata al caffè (artigianale pure quella, tanto è vero che si sentiva la mandorla tritata dentro).
Nel pomeriggio ci siamo spostati a Marina di Cottone, ancora mare, ma finalmente su una spiaggia (di sassolini, è vero, ma meglio degli scogli, per me che non ci sono abituata). La cosa particolare è che, nel punto dove eravamo, scorreva un fiumiciattolo che sfociava in mare

Mi è piaciuto troppo il rumore dei sassolini spostati dalla risacca: è lo stesso suono dolce delle maracas, che mi ha cullato fino a che mi sono addormentata. L'ultima sera della vacanza, l'ho passata a Zafferana, dove ho rincontrato Lea con suo fratello e famiglia e dove, tutti insieme, abbiamo mangiato la "Siciliana", un calzone di pasta fritta condito con pepe e con quello che uno voleva metterci dentro. La mattina della partenza, Licia e Fabio mi hanno accompagnato a Nicolosi, dal fratello di Lea, che ci avrebbe portato all'areoporto di Catania. Prima di metterci in viaggio, dunque, abbiamo fatto le ultime spese indispensabili: pasta alle mandorle, pistacchi e mandorle.
Così è finito il nostro viaggio in Sicilia, con un'altra attesa per l'imbarco sulla Windget (ancora una volta in ritardo...)Un consiglio: se andate in Sicilia in estate, con temperature africane, portate con voi dosi massicce di Enterogermina e Imodium ;)
All'areoporto di Fiumicino c'era aria di tempesta: cielo nero, vento da portare via e odore di pioggia. Inoltre il volo con Windget si è portato 1 ora e mezzo di ritardo (ci avevano già avvertito...) "causa maltempo a Catania" dicevano loro, causa minchionaggine loro, dicevano i parenti di Catania dei siciliani che aspettavano il volo con noi.
L'attesa è stata un po' snervante, anche a causa delle sedie scomodissime e del caldo asfissiante (mi sono ridotta a lavarmi a pezzi nel lavandino dei bagni dell'areoporto...).
Finalmente io e Lea riusciamo a imbarcarci e alle 18:30 partiamo. All'areoporto ci aspettano Titti e suo padre che ci portano ad Augusta, la prima tappa del nostro viaggio.
Ad Augusta abbiamo fatto sopratutto mare, sugli scogli ovviamente, al Faro.
Al Faro abbiamo anche mangiato le "schiacciate", pizze in miniatura divisa a metà e imbottita con ogni tipo di condimento desiderato.
Il cibo, a dire il vero, è stato una costante per tutto il viaggio, che più che una vacanza, è stata una settimana all'ingrasso: la mamma di Titti ci ha cucinato pasta allo scoglio, gamberoni, pollo arrosto, patate fritte, ancora pesce e ogni genere di cose buone. E ovviamente sono scappate un paio di sere in pizzeria.
Il secondo giorno di permanenza, abbiamo fatto anche un giro in barca e siamo arrivate alle "Acque Verdi", un punto sotto la scogliera dove si arriva solo dal mare e dove l'acqua è, per l'appunto, verde e il fondo di sabbia bianchissima.
Di sera ci siamo spostate anche a Brucoli, un paseino di mare carinissimo e più turistico dove la cosa che mi ha colpito di più, sono stati i dipinti che decoravano le mura delle case.Titti mi ha spiegato che l'autore, Vittorio Ribaudo, si fa pagare solo i colori per realizzarli e che ha fatto un accordo con la Rai che s'impegna a fare un servizio su Brucoli una volta che lui avrà realizzato tot numero di dipinti murali.
Ad Augusta ho passato 4 giorni, ospitata dalla deliziosa famiglia di Titti, soffrendo per il caldo atroce al quale non sono abituata (abbiamo toccato i 40°) e che mi ha causato problemi di varia natura XP.
Lunedì mattina sono partita con il treno per Giarre-Riposto e alla stazione mi è venuta a prendere Licia, per portarmi a casa sua, a Nunziata, nell'etneo.
Anche qui l'accoglienza è stata calorosa, le persone gentilissime e le razioni di cibo triplicate!La vista da casa di Licia lascia senza parole: da una parte l'Etna
dall'altra il mare
Oltre alla vista, la sua terrazza enorme offriva altre delizie: ad esempio il profumo dei pomodorni lasciati a seccare da sua madre sulla spianatoia
o attimi di pace durante i quali prendevo "un po' di fresco" e ascoltavo un po' di musica.
Il 28 mattina siamo partiti motorizzati (io in vespa con Tri Tri ^__^) alla volta delle Gole dell'Alcantara, che si trovano nel territorio di Rocca Camastra, per la precisione a Francavilla.
La cosa "curiosa" da notare è che, oltre all'enorme e vistosissimo ingresso principale A PAGAMENTO, poco più sopra ce n'è un altro comunale, assoluamente GRATUTITO e abbastanza nascoto, che ovviamente i turisti non arrivano quasi mai a vedere (per fortuna che c'è Ale che queste cose le sa ^__^)Le Gole sono uno spettacolo potente e suggestivo, anche se appena ho messo piede nel fiume ho rischiato l'assideramento.
Allora abbiamo sciacquettato per un po', seduti nell'acqua ghiacciata, e gradualmente sono pure riuscita a immergermi del tutto (anche se per un nano secondo)!
Dopo una serie di bagnetti rigeneranti e il meritato riposo stesi al sole come lucertole, ci siamo preoccupati del cibo: abbiamo mangiato appena fuori l'ingresso, in un locale a conduzione familiare con il gestore un po' nevrotico (lo sentivamo urlare contro il cuoco in cucina). Ci siamo concessi una pasta alla norma non proprio saporitissima né economica, ma genuina.Il passo successivo, è stato salire verso un altro punto del fiume, più sopra rispetto alle Gole di Alcantara: un paesaggio primordiale fatto di roccia lavica scavata dall'acqua e fitta vegetazione.
Io e Ale, armati di macchina fotografica, ci siamo fatti una passeggiata lungo la ripida riva del fiume, a piedi scalzi per non scivolare sulla pietra liscia. Come ha detto lui, sembravamo davvero tornati uomini primitivi.
Siamo rimasti lì per qualche ora, a goderci la solitudine e la frescura dell'acqua, che era ancora più fredda di quella delle Gole.
Dopo cena, mi hanno portato in un posto che posso ben dire "del cazzo" ^__^! Il luogo in questione è infatti il Caffè Bar Turrisi, un locale a Castelmola (ME) arredato interamente con peni, statuette di Priapo e simili.
Devo ammettere che anche il menù faceva la sua porca figura
Qui ho assaggiato il vino alle mandorle, un prodotto tipico di lì che assomiglia un po' al nostro vinsanto e che mi è piaciuto molto.
Serata carina, momenti imbarazzanti a parte...
Licia mi ha obbligato a fare una foto accanto a questa statuetta e, quando alcuni avventori hanno visto la scena, compreso il mio evidente imbarazzo, hanno cominciato a gridarmi: "Noooo!!! Lo devi toccare, se no porta male! Se poi lo sfreghi, è meglio!". Questa va ad aggiungersi alla mia collezione di figure di merda...
Il 29, l'ultimo giorno di permanenza, siamo andati a Santa Maria la Scala, a fare un po' di mare sugli scogli. Abbiamo mangiato in una specie di barettino a conduzione familiare (nonna, madre e figlia) dove tutto quello che veniva servito era stato cucinato dalla proprietaria. Lì non esiste menù, c'è quello che la signora ha preparato e a noi è "toccata" una parmigiana da leccarsi i baffi, alla quale ho aggiunto, come dessert, una granita alla mandorla macchiata al caffè (artigianale pure quella, tanto è vero che si sentiva la mandorla tritata dentro).
Nel pomeriggio ci siamo spostati a Marina di Cottone, ancora mare, ma finalmente su una spiaggia (di sassolini, è vero, ma meglio degli scogli, per me che non ci sono abituata). La cosa particolare è che, nel punto dove eravamo, scorreva un fiumiciattolo che sfociava in mare
Mi è piaciuto troppo il rumore dei sassolini spostati dalla risacca: è lo stesso suono dolce delle maracas, che mi ha cullato fino a che mi sono addormentata. L'ultima sera della vacanza, l'ho passata a Zafferana, dove ho rincontrato Lea con suo fratello e famiglia e dove, tutti insieme, abbiamo mangiato la "Siciliana", un calzone di pasta fritta condito con pepe e con quello che uno voleva metterci dentro. La mattina della partenza, Licia e Fabio mi hanno accompagnato a Nicolosi, dal fratello di Lea, che ci avrebbe portato all'areoporto di Catania. Prima di metterci in viaggio, dunque, abbiamo fatto le ultime spese indispensabili: pasta alle mandorle, pistacchi e mandorle.
Così è finito il nostro viaggio in Sicilia, con un'altra attesa per l'imbarco sulla Windget (ancora una volta in ritardo...)Un consiglio: se andate in Sicilia in estate, con temperature africane, portate con voi dosi massicce di Enterogermina e Imodium ;)

Un in bocca al lupo per l'inaugurazione del tuo blog!
RispondiEliminamitica!(direi che è stato attesissimo da me questo post...)